di Alberto Fortuzzi

La mia idea di Commedia dell’Arte vuole unire le esperienze della scuola francese di Jacques Lecoq alla tradizione italiana, ricostruita con anni di paziente lavoro da Giorgio Strehler e Dario Fo.

Ho avuto la fortuna di conoscere e di lavorare personalmente con Dario Fo e di aver conosciuto la tradizione del Piccolo Teatro di Milano attraverso Carlo Boso, uno degli sfortunati “vice” di Ferruccio Soleri (a Carlo, pur essendosi allenato con Soleri per ben 7 anni consecutivi, non fu mai permesso di recitare Arlecchino nel “Servo di due padroni”), sfortuna che ha fatto però la fortuna di centinaia di attori appassionati di Commedia che hanno trovato in lui un grande maestro. Io, tra quelli, ho avuto in più la chance di essere assistente di Carlo dal 1980 al 1984.

Di Jacques Lecoq ho conservato il ricordo di un metodo d’insegnamento studiato in ogni dettaglio, di una pedagogia teatrale che guida l’attore, attraverso appositi e studiatissimi esercizi, passo dopo passo nei meandri delle tecniche di improvvisazione, fino a trasformarlo in un Commediante, appunto con la “C” maiuscola.

Da Dario Fo ho appreso ad avere fiducia nella mia immaginazione, per poi prendere quel materiale, uscito senza freni, e sottoporlo ad una disciplina drammaturgica implacabile, tesa a far arrivare il messaggio al pubblico con tutto l’impatto di una teatralità piena di implacabile ironia e rafforzata da una consapevole coscienza dei conflitti sociali.

Carlo Boso infine mi ha fatto capire che cosa è una “situazione” e il cosiddetto “comico di situazione”. Il che significa essere in grado di cercare e trovare lazzi, gag, battute che abbiano a che vedere con la situazione stessa e solo con essa.

Pur essendo ancora attivo in scena come attore e divertendomi ancora come regista penso che sia arrivato il momento di trasferire a chiunque sia interessato ciò che ho appreso in questi 35 anni di teatro di cui quasi 30 dedicati alla Commedia dell’Arte.

Questa idea di scuola, elaborata insieme a Matthew Burton, si rifà concretamente a delle esperienze belle e entusiasmanti della mia gioventù artistica. Seminari e Workshop (Parigi 1981, Avignone 1982) in cui si lavorava dalla mattina alla sera con grande intensità. Pantomima, acrobatica, danza, combattimento scenico, voce, improvvisazione si susseguivano durante la giornata senza soluzione di continuità ed io ero felice perché, innamorato del teatro, potevo fare il teatro che amavo. Alberto Fortuzzi

La Commedia dell’Arte in Wikipedia

Advertisements